Brevi note su “La Natura del pensiero” ad Arte Sella

di Caterina Vecchiato

Qualche giorno fa un radiogiornale riportava da un discorso del Papa l’affermazione: “ …un politico deve sempre dare speranza”.

Un auspicio di promozione del benessere che forse in quanto psicoterapeuta ha risuonato bene dentro di me per il piacere di potere cogliere profondamente il senso: cosa significa, quale sia il peso della speranza e come, anche il percorso evolutivo di ogni essere umano possa essere migliorato da un’attesa premurosa e benevola collegata alle vicissitudini dell’accudimento materno e parentale.

Ma è successo solo pochi giorni dopo qualcosa che si temeva, una possibilità di cui, però, come mi diceva un amico commentando la performance di Banski, anche un bambino si sarebbe accorto: una delle grandi navi che minacciano Venezia ha provocato l’incidente che abbiamo poi potuto vedere… e ancora quella minaccia permane togliendoci speranza sulla conservazione della bellezza del paesaggio così come lo conosciamo e si desidererebbe trasmettere alle prossime generazioni.

Ne ho tratto spunto perché in tema con un mio recente breve viaggio del primo di giugno alla volta del Seminario “La Natura del Pensiero”, un’esperienza che desidero condividere con un breve commento.

Si tratta della partecipazione ad un evento culturale prestigiosi per gli illustri relatori, ma reso speciale dal luogo, dal contesto in cui si svolgeva, dal paesaggio insomma.

Si arriva ad Arte Sella in Val Sugana incontrando una natura segnata con cura e raffinatezza dalla mano dell’uomo: l’esposizione di particolarissime opere all’aperto non è facilmente descrivibile… bisogna vederla e comunque introduce in un’atmosfera incantata.

Di recente, nell’autunno scorso questo luogo ha subito un grave trauma a causa di una violenta tempesta che ha sradicato 14 milioni di alberi. I lavori sono iniziati perciò con una riproposizione artistica di quanto accaduto, la tempesta Vaia riproposta ne “l’urlo di Vaia” di Vera Bonaventura e Roberto Mainardi, uno straordinario percorso sonoro della durata di 5 minuti (la tempesta era durata 5 ore).

All’inizio e alla fine dei lavori congressuali l’ascolto ha costituito una sorta di sintesi degli argomenti della giornata che mi preme in particolar modo sottolineare come esprimesse il valore del tempo: l’invisibile e tumultuosa massa d’aria arriva e poi va via, nel tempo della mente umana, che nel momento presente lo rivive, ma in un ambiente protetto cosicché l’esaltazione della paura ma anche l’emozionante e dirompente energia liberata e la sua bellezza possono essere pensate…

Da subito e in conclusione del Congresso quell’ascolto ha dato una rappresentazione della natura del pensiero nella sua sostanziale corporeità.

Di grande impatto emotivo è stato anche l’incipit di Ugo Morelli che ha citato “…a da passà la nuttata” aggiungendo che non durerà poco questo periodo di rinuncia a pensare.

Chissà …potrà aiutare la consapevolezza di molti di vivere una specie di rivoluzione copernicana straordinariamente complessa e rischiosa per occuparsene con l’ impegno che richiede?

Tutti gli interventi della giornata dimostravano la passione per la riflessione del pensare e per la ricerca artistica e scientifica: il fascino di uno spazio dentro/fuori declinato da diverse discipline.

Vittorio Gallese, che ormai da molti anni seguo con passione, ha raccontato i continui progressi della sua ricerca neurofisiologica che si rivolge all’intersoggettività dialogando anche tramite il suo amore per l’arte con altri studiosi e diverse prospettive.Ha nuovamente raccontato l’affascinante collegamento tra corpo, movimento e pensiero che in un certo senso mi è parso oggi concentrarsi nello studio di come funziona il nostro cervello attraverso il riuso. Concetto straordinariamente pregnante e denso di possibili sviluppi.

Michele De Lucchi, raffinatissimo Architetto e Designer, attraverso la passione per gli oggetti e il loro collocarsi come le più svariate architetture, nell’ambiente esterno ed interno dell’uomo ha introdotto la sua straordinaria ricerca di come funziona l’uomo e come l’ambiente lo può aiutare.

Il sapiente vedere paesaggi e cose di un grandissimo fotografo, Olivo Barbieri, con grande lucidità, ha mostrato il collegamento tra ossessività e determinazione nel perseguimento di obiettivi artistici e il suo personale obiettivo: “Fotografo quello che non capisco”.

Coordinati e introdotti da Emanuela Fellin, che ha ripercorso con un’avvincente racconto la storia e la genesi dell’evento, e Ugo Morelli, che ha chiosato i vari interventi, questi hanno catturato l’attenzione dei presenti provocando emozioni e stupore.

La giornata è stata aperta dagli artisti Vera Bonaventura e Roberto Mainardi e dal Direttore artistico di Arte Sella Emanuele Montibeller che mi è parso, come un direttore d’orchestra, l’anima armonizzatrice del luogo.

La manifestazione ha dunque costituito uno spaccato su come la storia personale possa creativamente intrecciarsi con l’elaborazione di pensieri e opere.

Vorrei concludere queste brevi note di commento tornando al tema della speranza soprattutto nella sua articolazione con il tempo: infatti un aspetto della temporalità che il Seminario ha messo in risalto è stato quello dell’attesa, cioè della capacità di attendere: momento cardinale per la speranza e per le possibilità creative che ogni persona può sviluppare.

Questione oltremodo impegnativa per la nostra contemporaneità in quanto risulta oggi estremamente difficile promuovere il valore e la necessità dell’attesa ai giovani, ma anche a quanti sarebbe indispensabile per la comunità umana che riflettessero con obiettivi lungimiranti.

Infine sono grata a Ugo Morelli per lo spunto a rivedere l’Oro di Napoli venuto dalla sua citazione “a da passà la nuttata” che, rivisitato oggi, mi è parso mettere a fuoco la posizione dell’uomo in dialogo con sé, con gli altri e con la catastrofe allora rappresentata dagli esiti della guerra.