Sono vecchio

di Giovanni Giusto


Il virus infetta i polmoni e le coscienze.

 Mi rendo conto di essere oltre i 65 anni, pensavo che avrei potuto aspettare i 70 ma i messaggi che arrivano e tempestano le nostre coscienze sono chiari: dai 60 in su il declino è certificato e l'assistenza bisogna guadagnarsela al punto che forse il virus ci ammonisce di rassegnaci ad un effimero che non deve essere prolungato.

Anche il governo della cosa pubblica sembra accanirsi senza pensiero e senza disciplina in un fastidioso affannarsi in modo inconcludente nel citare dati a volte contrastanti;  sorvolo sulle tristi esibizioni di giovani ministri che edotti (anche lì solo parzialmente) sui principi della comunicazione attraverso i social network esprimono “ il nulla organizzato”. Mi pare che l'aspetto mortifero e distruttivo di una ignoranza contagiosa sia peggiore del fisiologico inevitabile invecchiamento cerebrale.

Ma i giovani validi esistono, li ho incontrati insegnando all’università e in scuole di specializzazione, li incontro quando faccio i colloqui di selezione del personale; allora mi sento giovane, mi nutro del loro entusiasmo della loro capacità volitiva, della loro bellezza.

Non disperdiamo questi valori, riprendiamoci un modello di civiltà che ci stava sfuggendo e con il quale il VIRUS ci costringe infine a fare i conti.