BINSWANGER E FREUD QUANDO SI SCRIVEVANO:
dalla corrispondenza 1908-19381

di Carmelo Conforto


1) Per incominciare: Freud e la filosofia.

La posizione  di Freud nei confronti della filosofia è soprattutto presentata come oppositiva, ritenendo  i sistemi filosofici delle costruzioni governate dal segno della paranoia.

 

Cito dai suoi lavori:
“Dalla filosofia non abbiamo da aspettarci nulla, se non che ci rinfacci ancora una volta altezzosamente l’inferiorità intellettuale del nostro oggetto d’indagine” (Introduzione alla psicoanalisi, 1915-17, p.272)


“ Potremmo azzardarci ad affermare che l’isteria è la caricatura di una creazione artistica, che la nevrosi ossessiva è la caricatura di una religione, che il delirio paranoico è la caricatura di un sistema filosofico.” (Totem e tabù, 1912-13, p.79)

“..Essa (la psicoanalisi) può indicare altresì la motivazione soggettiva e individuale di dottrine filosofiche.” (L’interesse per la psicoanalisi, 1913, p.262)  

“L’isterico è indubbiamente un poeta (…),il cerimoniale e  divieti del nevrotico ci costringono a ritenere che egli si sia creata una religione privata, e perfino le formazioni deliranti  del paranoico rivelano una sgradita somiglianza esterna e un’affinità interna con i sistemi dei nostri filosofi”. (Prefazione a “Il rito religioso: studi psicoanalitici” di Theodor Rank, 1919, p.125).

Tuttavia che Freud abbia esplicitamente o meno avuto contatti e ispirazione da alcuni filosofi sembra confermato da più parti.
La Roudinesco,  nel 19942 trattando in una intervista il rapporto di Freud con il pensiero filosofico del suo tempo, afferma che sicuramente era stato in contatto con la tradizione filosofica tedesca e nello specifico indubbiamente influenzato dall’orientamento psicologico di Brentano3, di cui è certo abbia seguito le lezioni insieme a Husserl (quest’ultimo peraltro ignorerà le scoperte freudiane).Brentano peraltro, per quello che ho trovato, appare negli scritti di Freud solo in una breve nota al “Motto di spirito”(1905) :  il “filosofo Brentano (che) ha messo in versi un tipo di indovinelli..”. Fatto (relativamente) curioso dato che viene riconosciuto (vedi Jean Gillibert nella introduzione della “Correspondance” ) che sia Freud che Husserl (vedi nota2) sono stati influenzati dal concetto di intenzionalità.
A questo proposito la d’Ippolito (2004)4, ricordando che la Interpretazione dei sogni e le Ricerche Logiche di Husserl sono contemporanee, osserva  che , passando attraverso Brentano, maestro comune, sia Freud che Husserl propongono l’intenzione come significazione definitoria dello psichico:

Nell’una e nell’altra concezione –scrive d’Ippolito (op. cit. p. 19)- è in causa un mondo – fatto di confini, settori, relazioni e scambi.

 In Freud, prosegue la d’Ippolito, è la malattia che si pone come oggetto di cui coglier il significato, la malattia come oggetto di conoscenza,

 e in ciò si attesta la natura filosofica della sua indagine. (op.cit.p.19)  

Del progetto di  Husserl parla la sua allieva Edith Stein5 (1917, p. 24).

Nel suo corso su natura e spirito Husserl aveva detto che un mondo oggettivo esterno può essere sperimentato solo da diversi soggetti in rapporto tra loro, cioè  da una molteplicità d’individui conoscenti che stiano tra loro in rapporto di scambievole comprensione. Perciò l’esperienza di altri individui sarebbe presupposto alla conoscenza del mondo esterno. Husserl chiamò questa esperienza empatia (Einfuhlung).

La posizione teorica della Stein, a proposito dell’empatia, così ricca e convincente, può essere colta, almeno approssimativamente, nelle seguenti espressioni:

Nell’apprendimento dei corpi viventi altrui come appartenenti allo stesso mio << tipo>> ci è data un’idea del discorso dell’<<analogizzare>> (Analogisieren) che sta nel cogliere l’altro.(op.cit. p.128).

L’immagine del mondo (Weltbild) che empatizzo nell’altro non è soltanto una modificazione del mio orientamento sulla base di quello altrui, ma varia con la determinazione appresa del corpo vivente.(op. cit.p. 132).

D’altra parte se non ci fosse la possibilità dell’empatia di trasferirsi nell’orientamento altrui, le asserzioni degli altri soggetti degli altri soggetti sul loro mondo fenomenico dovrebbero restare sempre incomprensibili.(op.cit. p. 136).

Noi <<vediamo>> anche nel camminare e nel modo di comportarsi , in ogni movimento di un uomo, il suo <<modo di sentirsi>> vigoroso, stanco, eccetera, e portiamo a <<riempimento>> questo vissuto altrui <<co-inteso>> (mitintendiert), nel momento in cui lo co-eseguiamo empaticamente.(op. cit.p.140).
 

Ricordo che anche Freud utilizza il termine empatia (Einfuhlung). Ad esempio in “Psicologia delle masse e analisi dell’io” (1921) scrive:

Ma intuiamo (…) che siamo lungi dall’aver trattato esaurientemente il problema dell’identificazione e che ci troviamo in presenza del processo che la psicologia chiama einfhulung e che più di ogni altro ci permette d’intendere l’Io estraneo di altre persone.
Faccio notare che einfuhlung è tradotto nel testo italiano con “immedesimazione” e in nota è scritto che
è oggi più spesso designata col termine “empatia”.

   Freud non ha ignorato Schopenauer (1788-1860) che ha conosciuto, afferma la Roudinesco. “anzi l’ha certamente conosciuto”. La Roudinesco peraltro prosegue sottolineando che:

da un lato vediamo Freud immerso nella cultura filosofica tedesca,dall’altra dobbiamo tener conto del modo in cui Freud vedeva la filosofia. ..la temeva, voleva lavorare da solo….Quindi rifiutava di leggere i filosofi …solo in seguito si sono potute trovare nella sua opera tracce di filosofia.

 In verità Schopenauer compare più volte nei testi freudiani. Cito fra tutti “Al di là del principio del piacere”( 1920, p.235) dove scrive :

 “Improvvisamente ci accorgiamo di essere approdati nel porto della filosofia di Schopenauer, per il quale la morte è “il vero e proprio risultato, e, come tale, scopo della vita” mentre la bramosia sessuale è l’incarnazione della volontà di vivere”.

Non starò qui a ricordare “Il mondo come volontà e rappresentazione”(1819) , volontà  intesa come  noumeno , come principio unico e  irrazionale, come spinta a vivere, che si cura peraltro della sopravvivenza della specie a scapito dell’individuo: da cui l’uomo si può liberare solo attraverso la noluntas, che lo assolve dalla costrizione della volontà di vivere.

Certamente neppure Nietzsche (1844-1900) era ignoto a Freud, che ha in mente il suo pensiero  (direttamente o indirettamente) citandolo più volte nei suoi lavori. Ad esempio osservando che il sole, nel caso del giudice Schreber (Osservazioni psicoanalitiche su un caso di paranoia, 1910, p.381) rappresenta un “simbolo sublimato del padre”, scrive: “Un mio paziente che aveva perduto prematuramente il padre e che lo ricercava in tutto ciò che nella natura è grande e sublime, mi fece intendere come sia probabile che l'inno di Nietzsche  "Attendendo l'aurora" esprima la stessa nostalgia".
Ne “Il Perturbante” (1919, p. 95) Freud afferma che “..un motivo del genere è infine l’eterno ritorno  dell’ uguale” e in nota il curatore osserva che l’espressione “riecheggia Nietzsche “, quello del ‘Così parlò Zarathustra’ (1883).
Espressione che Freud riprenderà in "Al di là del principio del piacere" (1920, p. 208) scrivendo dello "eterno ritorno dell'uguale".
Infine ricordo il passo di “L’Io e l’Es” (1922, p. 486), in cui Freud, illustrando la teoria delle istanze  psichiche e distinguendo tra Io e un secondo  elemento psichico propone che questo  venga chiamato “Es nel senso di Groddeck”. Nelle avvertenze editoriali si precisa che Groddeck (“Das Buch vom Es", 1923) ha usato l’espressione già usata da Nietzsche assimilandola dal  proprio maestro Schweninger, grande ammiratore del filosofo.
Inoltre nel 1908, nelle sedute del Mercoledì6, scritti di Nietzsche furono argomento di discussione, come risulta dalle Minute. Nella seduta del 1 aprile 1908 e in quella del 28 ottobre 1908  vennero rispettivamente discussi “La genealogia della morale”(1887)  e “Ecce homo” (postumo)e il loro rapporto con la malattia mentale del filosofo. In quelle occasioni,( presenti Adler, Federn, Stekel, Heller, Rank, Deutsch)  Freud  sostenne cose che possono apparire in contraddizione, affermando (riunione del 1 aprile) che non conosceva le opere del filosofo perché gli occasionali tentativi di lettura erano soffocati da un eccesso di interesse (by an excess of interest) e dichiarando che il pensiero di Nietzsche non aveva influenzato per nulla il suo lavoro. Quasi a difesa di ciò parla invece dei tre grandi medici, Breuer, Charcot e Chrobak che  hanno espresso (suggerito?), in sua presenza l’idea della etiologia sessuale delle nevrosi. Il filosofo al contrario, ribadisce Freud, non riconobbe i meccanismi legati all’infanzia (ma allora Freud  conosceva qualcosa?).
Ancora, nella riunione di ottobre, in cui viene presa in considerazione la teoria del filosofo riguardo al  significato della morale del cristianesimo, ottenuta con il disprezzo della sessualità e della crudeltà, Freud ribadisce la non influenza del pensiero di Nietzsche, le cui opere non era mai stato in grado di studiare in parte a causa della similitudine  delle prese di coscienza (intuitive insights)  del filosofo rispetto alle sue laboriose indagini, in parte in parte perché l’estrema ricchezza di idee di Nietzsche lo aveva sempre ostacolato nell’andar oltre la prima mezza pagina ogni qualvolta aveva provato a leggerlo.

Alcuni passi di Nietzsche stimolano comunque a pensare ad una qualche presenza del filosofo nel pensiero di Freud. Ad esempio, in Così parlò Zaratustra ( 1883-1885):

Dietro ai tuoi pensieri ed ai tuoi sentimenti, o fratello, sta un potente dominatore, un savio ignoto- che si chiama Te stesso.  Nel tuo corpo egli abita: è il tuo corpo.

Hanno persuaso il vostro spirito al disprezzo delle cose terrene ma non già hanno persuaso i vostri visceri: questi sono la vostra parte più forte.
E ora si vergogna il vostro spirito, d’esser soggetto ai visceri, e perché è vergognoso di se stesso, va per le vie recondite e false.

 Udite qual sogno io sognai, o amici, e aiutatemi a spiegarne il significato!


D’altra parte il riferimento alle proposte della filosofa si coglie ancora nel rapporto con Binswanger a cui chiede (maggio 1913) se la cosa in se di Kant non è la stessa cosa di ciò che lui chiama inconscio,  e se il suo uso di Es assomiglia alla volontà di Schopenauer (H.Hey. Etude n°6).
L’atteggiamento di Freud verso la filosofia, allora, che ragione ha?
La già citata Roudinesco in qualche modo suggerisce che alla teorizzazione filosofica dell’uomo in quanto modalità significativa del suo essere in rapporto con il mondo e nel riconoscere un senso in ciò (quello che sarà il percorso così significativo di Binswanger) egli sostituì, poggiando sulla sua formazione medica, scientifica, biologica, una “alleanza” soprattutto con la rivoluzione portata da Darwin e Lamarck.
Ritornerò su Freud proponente una visione del mondo che ritengo collegabile al pensiero di filosofi come Heidegger. Accennerò a quest'ultimo e ad alcuni contributi di psicoanalisti più recenti (Bion) e attuali (Laura Ambrosiano)



2) Nota

Un  lavoro di Laura Ambrosiano7 "Con la realtà addosso" ripropone in chiave psicoanalitica una visione del nostro "essere nel mondo" centrata sulla nozione di " destino impersonale" di Freud quando ci definisce (Pulsioni e loro destini, 1915) appendice provvisoria e anonima dell'immortale plasma germinale. Ambrosiano aggiunge che è per questo che Freud può affermare che l'individuo conduce una doppia vita, come fine a se stesso  e come anello di una catena di cui è strumento, contro o comunque indipendentemente dal suo volere (Introduzione al narcisismo, 1914,p. 448).Nello stesso lavoro l'autrice riprende anche la nozione di Bion di "spinta a esistere" (Seminari Clinici,1987) e esprime in una frase il tema del suo contributo:

Possiamo  immaginare che il criterio ultimo per discriminare la salute mentale dalla patologia sia proprio la tolleranza alla esposizione a questa forza sconosciuta e aliena che pervade l'intera esistenza.

Peraltro i fisici oggi ci pongono con apparente "neutralità" di fronte alla stessa ignota ragione del nostro esistere e quindi di fronte alla costrizione dell'uomo di crearsi delle ragioni per dare senso al proprio esistere. Scrive l'astrofisica Margherita Hack8

I fisici ipotizzano l'esistenza d'una particella- il bosone di Higgs- che sarebbe la madre di tutte le particelle, nel senso che fornirebbe la massa a tutte le altre particelle, conosciute o ancora sconosciute.... Ma se veramente il bosone di Higgs esiste e fornisce la massa  a tutte le altre particelle, da cui è costituito l'universo-le galassie, le stelle con i loro pianeti, gli esseri viventi- che differenza c'è tra questa particella e il dio immaginato da tanti scienziati e filosofi? Infatti quest'ultimo sarebbe esclusivamente il creatore, e il suo atto di creazione avverrebbe per ragioni a noi ignote; egli sarebbe completamente indifferente alle vicende delle sue creature, ben diverso dal classico dio immaginato come un padre che premia e punisce ii suoi figli. (p.78)



3) Per iniziare a parlare di Ludwig Binswanger.

La mia presentazione della posizione teorico-clinica di Binswanger poggia inizialmente  su due lavori clinici, Il caso Ellen West (1944/45) e Il caso Suzanne Urban (1952/53)
Ritengo che questi due casi(pubblicati poi insieme a altri tre  nel volume Schizophrenie, 1957) consentano di entrare all’interno della Daseinanalyse ( così  lo psichiatra svizzero Jakob Wyrsch chiamò nel 1942 l’impostazione psicopatologica di Binswnger), costruita a partire dall’influenza che la fenomenologia di Edmund Husserl (1859-1938) e la Daseinanalytik di Martin Heidegger (1889-1976) ebbero sul suo pensiero ( non negando peraltro la costante presenza in lui della teoria psicoanalitica).
La Daseinanalyse (in italiano antropoanalisi o, meglio, analisi dell’esserci, propone l’incontro con il modo d’essere –nel-mondo ( Dasein) di ciascuno, ovvero, in ambito psicopatologico, l’incontro con l’esistenza concreta dell’esserci schizofrenico (nei nostri due casi).
La posizione da cui l’esserci prende forma e si segnala nella declinazione psicopatologica presuppone una partenza, ovvero che la vita in ogni essente è giocata intorno all’abbondanza di temi e al loro proporsi come flessibili. E’  
l’impoverimento dei temi della vita, il loro irrigidirsi, in modo che la scelta si fa non possibile e la vita è costretta a organizzarsi intorno al tema residuo (e pertanto governatore dell’esserci) che definisce l’esistenza nella psicopatologia.
Ovvero, come scrive in Ellen West (p.130) :

 L’antropoanalisi affronta lo studio dell’essere-uomo in tutte le forme della sua esistenza e in tutti i  <> in cui si manifesta, nel suo poter essere (esistenza), nel suo aver-la –facoltà di-essere (amore) e nel suo dover-essere (esser deietto)

Ad  esempio il  senso del “malvagio, del terribile, dell’ostile” (S.Urban), o le “forme del mondo” in cui vive Ellen West, il corpo (Korper) inteso come organismo che si presenta in quanto “peso”, oggetto percepito, toccato, valutato, corpo minacciante, portatore di angoscia nel suo proporsi come corpo ingrassante, sinistro nel costringere Ellen a controllarlo, con la dieta, con il vivere per e contro di lui.  
Poi il corpo (Leib)9 in quanto esistere nel corpo proprio (Binwanger,op.cit.) che rappresenta l’odioso, quello da cui Ellen vuole fuggire.
 Binswanger scrive:

Quanto rimane sono soltanto gli infruttuosi tentativi di sfuggire a questo circolo, all’incarceramento o prigionia esistentiva sempre più chiaramente vissuta e descritta, prigionia per la quale il diventar grassa costituisce soltanto la veste definitiva.(op.cit,p.77)

Ritornando al caso Suzanne Urban, alla ricerca di una teoria dell’esperienza delirante, Binswanger si confronta con il fatto di non essere  ancora in possesso di una ontologia dell’esperienza naturale (tema che riprenderà Blankenburg nel suo Perdita dell’evidenza naturale). Trova comunque nella dimensione del terrore, nell’irrigidimento dell’esserci, e, soprattutto, nella nuova esperienza che è la condizione delirante gli aspetti dell’esserci nel delirio.

::L’essere fa <<nuove>> esperienze anche nel delirio. Ma di che genere è la novità del nuovo in questa esperienza? Non è più una novità nel senso della novità del nuovo (….) nel senso dell’esperienza <<naturale>> o <<quotidiana>> (….) guidata dall’attendibilità, dalla costanza, dalla consequenzialità, continuamente sottoposte a prova, di questo modo (naturale) di esperienza, l’esperienza delirante gira sempre in circolo. (op. cit., p.138).

E più oltre:

L’esserci non è più in grado di lasciar essere le singole esperienze nella loro particolarità come avviene nell’esperienza naturale, ma si limita a fare in e con esse la sempre nuova esperienza del generale in quanto terribile.(sottolineatura mia) (op. cit., p.140)    



4) Cenni sulla biografia di Binswanger.10

Ludwig Binswanger (1881-1966) nasce a Kreuzlingen, Svizzera, da una famiglia in cui rappresenterà la terza generazione di psichiatri.
Il nonno, Ludwig Binswanger senior, nato in Baviera si trasferì in Svizzera, raccomandato da Griesinger, come direttore di Ospedale Psichiatrico. Sucessivamente fondò a  Kreuzlingen la clinica Bellevue, istituzione privata per il trat tamento “delle malattie dei nervi e dello spirito”. Qui vennero introdotti provvedimenti terapeutici innovativi, l'interdizione dei mezzi di coercizione, un progetto di terapia famigliare, il trattamento terapeutico “aperto”.
Il padre, Robert, proseguì il lavoro del nonno fino al 1910,quando, alla sua morte, Ludwig prese la direzione della clinica, introducendo i primi tentativi di psicoterapia psicoanalitica istituzionale.
Peraltro il Bellevue godeva di una fama notevole,  Josef  Breuer aveva fatto ricoverare nel 1881 Berta Pappenheim ( il caso Anna O.) per una terapia disintossicante dalla morfina e, come vedremo, anche Freud utilizzo l'istituto per  suoi pazienti.
Tornando a Ludwig Binswanger, laureato nel 1906 in medicina a Zurigo, fu assistente volontario di Eugen Bleuler al Burghòlzli, che comprendeva nella sua staff oltre a Jung, con cui preparò la tesi di specialità, Karl Abraham, Max Eitingon e Hermann Numberg. Il Burghòlzli è peraltro la prima sede universitaria in cui il pensiero psicoanalitico si è introdotto e affermato.
Di qui  si sviluppa la storia professionale, scientifica e, come segnala il carteggio, il trentennale rapporto con Freud.   



5) Entrando nel carteggio.

Ho scelto di iniziare a parlare del rapporto tra Freud e Binswanger partendo dallo scambio epistolare dell’ottobre 1936.
E’ necessaria una premessa, l’ottantesimo compleanno di Freud e l’invito fatto a Binswanger da parte della Associazione di Psicologia Medica di Vienna di tenere il discorso del genetliaco.

(il discorso) rappresenta per me un omaggio al più anziano,  all’amico e allo spirito più avveduto, più riflessivo; è un monumento eretto alla nostra amicizia
vecchia di quasi trent’annie una confessione sincera delle nostre concordanze e differenze. (Lettera del 1 ottobre 1936)

Nel discorso11 Binswanger pone l’accento sulla visione dell’uomo proposta da Freud,

quella dell’homo natura, dell’uomo in quanto natura, in quanto creatura naturale.

Il riferimento è  alla teoria delle pulsioni, a quella teoria che Freud aveva definito “la nostra mitologia” e alle trasformazioni delle pulsioni egoistiche in pulsioni sociali attraverso la costrizione.
Sottolineo questo passo:

L’intero meccanismo dell’apparato psichico viene posto in movimento, com’è noto, dal profondo, dall’Es, ad opera della rappresentanza psichica delle pulsioni in generale, dal desiderio. Il desiderio è l’unica direzione di significato cui sia sottoposto l’homo natura freudiano.

E’ su questa immagine dell’uomo che Binswanger propone la sua contrapposizione:

La sua (dell’uomo) presenza  è già anche il principio della possibilità di separare necessità e libertà, forma “chiusa” e sviluppo “aperto”, l’unità della forma (Gestalt), il venir meno della Gestalt e la sua trasformazione in una nuova Gestalt.

E ancora:

Se l’ipseità viene in qualche modo obiettivata, isolata e  teorizzata in un Io o un Es, un Io e un Superio, viene anche esiliata dall’ambito proprio della presenza,dall’esistenza, e , da un punto di vista ontologico-antropologico, strangolata. Invece di considerare questo fondamentale problema antropologico, invece di cercare se stesso come Eraclito, invece di ritornare a se stesso  come Agostino, Freud …trascura il problema dell’ipseità come se essa fosse un che di ovvio.

Ecco la risposta di Freud (8 ottobre 1936):

Io sono sempre rimasto al pianterreno e al sottosuolo dell’edificio. Voi pretendete che cambiando punto di vista , si può vedere anche un piano superiore ove alloggiano ospiti così insigni come la religione, l’arte. … In  questo voi siete conservatore e io rivoluzionario….Ho già trovato (una dimora) per la religione dopo che mi sono incontrato con la categoria della “nevrosi dell’umanità”.
(Sta parlando dell’Avvenire di una illusione)

Una precisazione intorno al pensiero di Binswanger, così come negli anni trenta si strutturava e come si allontanava (per una certa parte, ritengo) da quello del maestro.
Lo psichiatra svizzero è alla ricerca di un modello psichiatrico che si diversifichi sia da quello biologista, sempre pretendente al trono della verità, sia, come abbiamo visto, da  quello psicoanalitico  (pur sempre presente).
Binswanger è contatto con il pensiero di Husserl e poi di Heidegger, e il suo modo di avvicinarsi alla psicopatologia sicuramente è influenzato dai due filosofi, anche se non ottiene da loro una legittimazione.
Ad esempio Heidegger12 parla della Daseinanalyse definendola un "fraintendimento" del suo pensiero scambiando (come riferisce Galzigna)  cognizioni ontologiche con datità ontiche (…) l’ontologia fondamentale di Heidegger è un metodo ontologico, invece l’analisi psichiatrica dell’esserci non può essere un’ontologia.

E’ vero peraltro che Binswanger non rinuncia a proporsi come debitore del filosofo, tanto da parlarne diffusamente in un saggio del 194713.
Si riconnette a Essere e tempo (1927) e Essenza del fondamento (1929) e riallaccia la sua impostazione (psichiatrica, ma non solo) alla concezione dell’Esserci in quanto essere-nel-mondo del filosofo. Neppure ignora il merito di Brentano e Husserl, l’aver avviato un nuovo modello psicologico fondato sulle forme e struttura della “coscienza intenzionale”. Il saggio è soprattutto significativo nel proporre una chiara distinzione tra il procedere della psichiatria clinica in quanto considera

il suo oggetto vale a dire “l’uomo ammalato di mente” sotto l’aspetto della natura e cioè all’interno dell’orizzonte comprensivo della scienza naturale e quindi inoltre innanzitutto sotto l’aspetto biologico


e la nuova proposta critica che il progetto filosofico ha indotto.
A questo proposito ricorda  Freud osservando che l’esplosione del nuovo modo di intendere la psichiatria ( e la posizione dello psichiatra) è stato iniziato dalla psicoanalisi e della presa di coscienza del valore della psicoterapia.

 

*

Scrive a proposito dell’essere psichiatra, la cui dimensione terapeutica si fonda sulla  capacità di comprensione con il paziente, con lui in quanto uomo, in quanto coesistente.


Perciò l’essere-psichiatra tende essenzialmente a qualcosa che sta al di là di ogni forma di sapere cosale e ad ogni tipo di potere conforme alle cose, anche al di là di quello della scienza, della psicologia, della psicopatologia e della psicoterapia.



6) Partendo dall’inizio

Riprendo dall’introduzione di Gerhard Fichtner  alla Corrispondenza:

Cosa si aspettava Freud dal giovane Binswanger, di cui era di 25 anni più anziano e cosa di Freud  attirava Binswangwer?

Lo scambio epistolare, dal 1908 al 1938: (  proseguito da Binswanger con un’ultima lettera a Anna Freud l’11 gennaio 1940) suggerisce risposte a questo interrogativo e propone riflessioni profonde che i due si scambiano con molta  franchezza.


L’epistolario ha inizio dopo la prima visita di Binswanger a Freud nel gennaio 1907, invitato da Jung. Faceva parte dal 1906 della staff medica del Burgholzli, diretto da Eugen Bleuler e comprendente anche Karl Abraham, Max Eitingon e Hermann Numberg. Lavorando alla tesi con Jung il giovane Binswanger aveva letto con grande interesse  gli scritti di Freud e sicuramente attratto dagli studi di Jung sulla demenza precoce, dato di gran peso se si pensa che pochi anni dopo diverrà direttore del Bellevue a Kreuzlingen.


Nella corrispondenza dei primi anni Freud si  rivolge al giovane direttore considerando la sua già acquisita competenza professionale. Nella lettera del 28 gennaio 1909, Freud  affida un giovane paziente al Bellevue, paziente di cui interrompe il trattamento analitico

e lo affido a voi fino a che la depressione non abbia fatto il suo decorso.

Nella risposta Binswanger mostra la grande stima nel professore (come lo chiama) e la propria correttezza:

Va da se che io non lo forzo mai a parlarmi  di lui. Io penso di avervi ben compreso: non essendoci qui nessun approccio psicoanalitico, ciò non avrebbe avuto alcun senso.

In questi primi anni di conoscenza lo psichiatra svizzero è fedele discepolo della psicoanalisi, anche se non la conosceva se non attraverso gli scritti. In una lettera del 13 aprile 1909 scrive al “caro professore” (non più “onoratissimo professore”):

Ho letto con grande interesse l’analisi del piccolo Hans e ho imparato molto.  La rileggerò presto.

E’ in questa occasione che  invierà un manoscritto al maestro riguardante un  trattamento analitico con una paziente isterica, anche se più tardi scriverà che:

dieci anni di lavoro e delusioni sono stati il prezzo da pagare per giungere a riconoscere che solo una parte ben determinata dei nostri pazienti istituzionali trova vantaggio in un’analisi.
(Citato da Fichtner)

 

*

Mi fermo brevemente su questo primo scritto analitico, il caso Irma, utilizzando , oltre al carteggio, le considerazioni e le notizie cliniche riportate da Bianca Maria d'Ippolito (op.cit). Il lavoro di Binswanger si pone direttamente sulla scia di Freud (caso Dora) centrato sul "nesso tra malattia e memoria" (d'Ippolito, ibidem) in quanto sia Dora che Irma spostatono nel tempo accadimenti considerati di elevata pregnanza, dimenticano ambedue la fonte delle "conoscenze proibite" (ibidem).

Il giovane allievo chiede consiglio al maestro, è incerto, vi sono aspetti  che lo lasciano dubbioso,ad esempio l'apparente ingenuità della ragazza su temi sessuali, come la masturbazione.

Freud risponde (2 maggio 1909) proponendo un'accurata "supervisione" centrata sullo svelamento delle inacettabili pulsioni e fantasie orali, di prostituzione, di manipolazione del genitale maschile, attraverso un "elenco di   rigide corrispondenze simboliche" (ibidem),attento, sembra, a mantenere stabile e confermato il suo procedere analitico così come era avvenuto con Dora. Insomma, in modo da avere conferme del suo modello dal caso del suo allievo.
La disponibilità di Binswanger in quanto psichiatra istituzionale è comunque preziosa e Freud la riconosce anche intestando la missiva del 2 maggio 1909:
Caro collega!
Peraltro legge il manoscritto del giovane discepolo, lo commenta.

 

Qualche mese dopo (gennaio 1910)  Binswanger si reca per la seconda volta da Freud, partecipa a seminari e incontri del mercoledì, e trova14 prezioso l’intervento di Freud, poiché io ho potuto rendermi conto del suo senso critico e della sua capacità di dissipare la confusione con poche parole.
Poco oltre propone questo commento all’opera di Freud:
Occorre innanzi tutto sottolineare che per Freud la psicoanalisi dei nevrotici non è che una branca dell’opera della sua vita; è l’aspetto più studiato…Ma Freud considera sempre la psicoanalisi come una scienza totale, come il grande e nuovo mezzo di ricerca, che egli desidererebbe vedere applicato alla religione, alla storia e all’arte. Questa è la grandezza e la ricchezza dei suoi pensieri.

Nel 1912, proseguito l’intenso scambio epistolare in cui Freud propone a Binswanger i progressi del suo pensiero (ad esempio presentando il 20 aprile 1911 il lavoro su Schreber scrive: Questo rappresenterà un audace attacco al cuore della posizione nemica  a proposito del problema della paranoia) Binswanger mette al corrente Freud delle sue precarie condizioni di salute, intervento di appendicectomia ma, soprattutto, di un tumore al testicolo.
Risponde Freud (14 aprile 1912):
Io, un vecchio uomo che non dovrebbe lamentarsi ( e che ha deciso di non farlo) del fatto che la sua vita terminerà tra qualche anno, avverto come particolarmente doloroso quando uno  dei miei ragazzi fiorenti, uno di quelli che dovevano prolungare la mia vita, mi comunica che la sua vita è divenuta problematica.

 
*
E' nel maggio 1912 che Freud fa visita a Kreuzlingen ove incontra Binswanger che ha recuperato la salute e che rinnova il legame tra i due.
Quello che mi ha colpito è una lettera di Freud a Ferenczi, a visita conclusa (citata da Fictner) da pochi giorni in cui scrive:

Voi conoscete Binswanger come estremamente corretto, serio e onesto, egli è poco dotato, lo sa ed è molto modesto.
Non so commentare la lettera, mi stupisce.


* Peraltro nello scritto di Binswanger a Freud del 29 giugno si rileva un salto di qualità nella comunicazione. Binswangwe ammette che sta facendo  una sorta d'analisi a Freud e aggiunge:

 

Sono stato molto colpito dalla rilettura della “Interpretazione dei sogni” per la vostra enorme volontà di potenza, più esattamente di dominatore degli uomini.

E Freud? Con il suo caratteristico tono risponde, il 4 luglio:

Caro dottore, sono molto sorpreso del contributo alla mia autoanalisi e io spero di apprendere qualcosa. A dire il vero io non oso contraddirvi per ciò che riguarda la volontà di potenza, ma io non ne sono al corrente...Io vi ringrazio di trovarmi così interessante.  

Binswanger sta comunque proponendosi in maniera diversa con il maestro, iniziando a mostrare una posizione anche critica nei confronti delle proposte teoriche.
* Nel febbraio del 1913 i due si scambiano opinioni e punti di vista sul tema ancora  
* recente del “Controtranfert”, comparso nel 1910 (L'avvenire della Psicoanalisi) e ripreso da Freud nel 1912 (Dinamica del transfert).
* Rispondendo a Binswanger così scrive Freud:

Il problema del contro-transfert a cui vi riferite è uno dei più difficili della tecnica psicoanalitica....
Ciò che si dona al paziente non deve mai essere un affetto spontaneo ma deve essere sempre espresso consapevolmente, in maggiore o minore quantità a seconda dei bisogni. In certe circostanze occorre  offrirne molto, ma mai sorto direttamente dall'inconscio dell'analista. Per me, questa è la regola.

Poi per qualche tempo riprende la collaborazione (più clinica che teorica) tra i due.
Cito ad esempio il carteggio tra i due a proposito di una gravissima ossessiva che si rivolge a Binswanger successivamente ad una analisi con Freud.
Le divergenze teoriche comunque sono ormai percepibili. A un manoscritto di Binswanger sugli aspetti fondamentali della psicologia Freud risponde  (20 agosto 1917):
* Molto istruttivo per me, molto meritevole, ma un punto mi provoca inquietudine. Cosa volete farne dell'inconscio, o piuttosto, come potete venirne fuori senza l'inconscio? Forse il demone filosofico vi ha preso tra le sue grinfie?

* Ancora una volta, come sarà ancora più evidente in seguito, la diversità delle impostazioni teoriche non incide sul loro rapporto.

* Nel 1919 Freud chiede aiuto a Binswanger a proposito del figlio Martin, prigioniero di guerra a Genova  a cui il neutrale psichiatra svizzero invierà denaro e appoggio, meritandosi l'esplicita gratitudine di Freud.
*  Così il rapporto tra i due prosegue tra manifestazioni di affettuosa amicizia e reciproche chiarificazioni sulle sempre più nette divergenze teoriche.
* Nel gennaio del 1920 Binswager scrive:
Voi mi chiedete quale è la mia posizione nei confronti della psicoanalisi. In una parola: nella pratica, come strumento terapeutico esclusivo, io non l'utilizzo, oggi come prima, che in caso di indicazioni precise; tuttavia ne faccio uso in tutti i casi come fondamento per la comprensione dei miei malati.

Punto di vista assolutamente illuminato, a mio parere per uno psichiatra che lavora con la patologia grave. E' peraltro di quegli anni la stesura del contributo che sancirà la scelta di campo dello psichiatra svizzero, “Sulla fenomenologia” , lavoro celebrativo in onore di E. Bleuler (1922) e in cui, sulla scorta di Jaspers, Brentano, Husserl, sottolinea la fondamentalità della immedesimazione (empatia) (Einfuhlung)

con cui cogliamo direttamente gli accadimenti psichici altrui.

Come più volte affermerà alla psicoanalisi viene contestata la posizione di scienza della natura, centrata sulla teoria della libido.  
 
L'affetto che lega i nostri comunque prescinde dalle divergenze teoriche, aspetto che non è mai apparso congeniale  a Freud.
* Alla fine del 1923 Binswnger apprende da Eitingon dell'operazione alla mascella e scrive (19 novembre 1923) alla figlia Anna:
*
La venerazione e l'amore che io avverto per vostro padre non sono diminuiti con gli anni ma, al contrario, aumentati. Io so d'altra parte che è dispiaciuto che io non abbia assunto un ruolo attivo e dirigente nel movimento psicoanalitico. …E' dunque a voi che chiedo per facilitare un eventuale rifiuto....se la mia visita potrebbe procurare del piacere a vostro padre.
*
Freud si affretta a rispondere che la lettera gli ha procurato molto piacere e confermando la sua delusione per la rinuncia dell'amico a incarichi in ambito psicoanalitico, aggiunge:

Ma i nostri rapporti poggiano su motivazioni più solide, di un'altra natura  e sono indipendenti da queste considerazioni
...
Nel 1925  Binswanger riceve il lavoro su “Il tramonto del complesso edipico”e la riedizione della “ Interpretazione dei sogni”.
Risponde con molto calore e attenzione, certamente, ma anche con quel distacco mentale che gli consente di porre quesiti e considerazioni. Ecco la così significativa missiva, che riporto nei punti che più mi hanno colpito:

Nella vostra opera essa (L'interpretazione..) occupa lo stesso spazio centrale della “Critica della ragion pura” nell'opera di Kant...
Poi  prosegue ponendo interrogativi fondamentali, validi ancora oggi:
Sono stato sempre colpito dalla vostra osservazione per la quale l'analista deve mantenere il  proprio inconscio di fronte al suo analizzando quanto un apparecchio ricevente di fronte all'onda sonora.15
Mi sono sempre domandato sulla base di quale “capacità” o attitudine mentale voi fate derivare questa affermazione. La risposta:<<E' sulla base dell'inconscio<e' sulla="" base="" dell'inconscio="">> non sarebbe una risposta  ma semplicemente un circolo vizioso. Voi dovete tuttavia ammettere che esiste una predisposizione mentale comune a tutti gli uomini e ammettere che se questa predisposizione funziona,se non è  disturbata da perturbazioni personali (inibizioni affettive) questo <<comprendere>> si instaura “de lui-meme”... Il problema di sapere che cosa mi mette nello stato di interpretare è per me più interessante del fare una interpretazione giusta e di imparare qualcosa di nuovo sull'inconscio dell'altro.   Ho ragione di supporre che voi non vi avete riflettuto del tutto e e che voi siete troppo incline a regalare questo problema alla filosofia?.... Io considero l'interpretazione  e la comprensione come un approfondimento altamente significativo dell'interpretazione e dell'analisi dette ermeneutiche ….messe in pratica da Schleiermacher e Dilthey... Per me il più grande enigma resta la coesistenza in voi di questa formidabile violenza del razionale con così tanto <<sentimento>.

Freud risponde che l'aver affermato di ascoltare l'inconscio dell'analizzato con il proprio inconscio è stato formulato in un senso modesto e “razionalista”
*
ma io so che ciò nasconde altri importanti problemi. Io volevo dire semplicemente che é necessario liberarsi dall'accentuazione conscia di ciò che ci attendiamo, e di conseguenza creare in noi le  medesime condizioni di quelle che esigiamo dai nostri analizzandi.16

Prosegue nell'evidenza del carteggio l'evidente rapporto di affettuosa amicizia e di commossa partecipazione a  avvenimenti luttuosi con le divergenze teoriche che non influiscono sulla loro umanità.
Mi ha particolarmente colpito la lettera di Binswanger del 7 ottobre 1926 in cui inizia scrivendo della stupita soddisfazione con cui ha saputo di essere stato inserito nell'Almanacco del 1927 dello Internationaler Pychoanalytischer  Verlag grazie al contributo Esperire, comprendere,interpretare in psicoanalisi,17 di cui accennerò l'argomento successivamente.

 

Ciò che  sorprende è che qualche riga dopo  egli riferisce la tragedia della morte improvvisa del quintogenito e che così profondamente commenta:

Anche se non è IN noi che qualcosa muore è qualcosa di NOI che è definitivamente morto e che non può essere rimpiazzato.  

Risponde Freud ricordando la morte della figlia Sophie e  quella del nipote Heinele:

dopo la quale non sopporto più i miei nipoti e ho perso il gusto di vivere.
Il mio destino assomiglia al vostro, neanch'io ho più avuto de  recrèation.


Torno al lavoro di Binswanger di cui  sottolineo i passaggi fondamentali.
*
 Lo studio dell'uomo, centrato sul  comprendere ( Verstehen) e iniziato da Dilthey, ripreso da Jaspers, E.Stein, Scheler e da lui stesso, ha trovato nella psicoanalisi di Freud la fondazione di un autentico studio dell'umanità. Il contributo vuole essere un frammento di riflessione sul procedimento conoscitivo della psicoanalisi, partendo da quella che ritiene una direzione comune all'atto psicologico della percezione di sé e dell'altro, condotta ad esempio attraverso la percezione corporea (il LIEB di Edith Stein). Ad un altro livello si pone la conoscenza dell'uomo  attraverso la percezione linguistica, che è un sapere RAZIONALE e che si confronta con un diverso genere di esperienza   retta dalla UNITA' INTUITIVA dell'altro, procedimento che la psicoanalisi assume come peculiare.

*  Cito alcuni passaggi:

Anche nel prendere conoscenza del contenuto di un sogno o di un frammento di storia di vita, la psicoanalisi non tiene conto soltanto del contenuto significativo razionale di ciò che ci è detto, ma sempre anche del contenuto psicologico intrinseco dell'espressione di chi parla.....Soltanto l'interpretazione dell'oggetto vivente si fonda sull'esperienza, a differenza dell'interpretazione delle scienze dello spirito, che presuppone sì un vastissimo sapere, ma non può essere praticata e convalidata in senso empirico.....Freud , in un modo precedentemente insospettato, attraverso un'osservazione sistematica invece che sporadica , è riuscito ad ampliare e ordinare i fondamenti sperimentali del comprendere,tanto che oggi siamo in grado di comprendere l'uomo fin dentro “profondità” tali che nessuna esperienza, o perlomeno nessuna esperienza scientifica era stata in grado di illuminare....Ciò che Freud chiama interpretare (Deuten) racchiude componenti che si riportano sia agli atti dell'esperienza sia agli atti della conclusione razionale, sia infine, agli atti dell'autentico comprendere psicologico.
 
Nell'ultima parte del lavoro Binswanger sottolinea come  aspetto fondamentale del procedere psicoanalitico la rivelazione di “una possibile serie di pensieri inconsci”, (ciò che regge il nostro pensare intuitivamente col paziente, sottolineo) e che l'autore descrive a proposito della sua paziente Gerda , prigioniera dell'angoscia di fronte alla possibilità che le si stacchi il tacco della scarpa da un lato e prigioniera di frammenti della sua storia di vita concretamente e temporalmente connessi , l'angoscia (inconscia) di essere strappata alla madre, l'angoscia di essere partorita, di partorire.


* Scrive:

Il comprendere psicologico ...si pronuncia ..sul senso ideale secondo cui si articolano i contenuti intrinseci dei vissuti psichici di una persona. Anche se il materiale su cui si costituisce il comprendere non è esperito ma soltanto interpretato, anzi soltanto escogitato per via fantastica, anche in questo caso il comprendere resta sempre tale nel senso ben preciso che abbiamo illustrato.

Proseguono, dalla lettura dell'epistolario, la conferma della stima che Bleuler mantiene assai elevata nei confronti del maestro. Il 29 novembre del 1926 lo psichiatra propone  Freud come Membro Onorario alla Società Svizzera di Psichiatria  ( di cui è Presidente) al posto di Kraepelin, deceduto. Proposta accolta accompagnata dalle seguenti parole:
*  
Noi vi preghiamo di considerare questa scelta come prova che gli psichiatri svizzeri sono stati i primi  ad accogliere la vostra dottrina e che ancora oggi apprezzano i vostri meriti eccezzionali riguardo ai progressi della scienza psichiatrica.

       Freud risponde (4 Dicembre)

      Io vi ringrazio...Il titolo onorifico mi lascia freddo ma io non sono insensibile al suo valore di sintomo come prova della scomparsa progressiva delle resistenze tra gli psichiatri.

   Poi, nuovamente, il lavoro di Binswanger "Sogno  ed esistenza" 18 rinnova le diverse posizioni teoriche. Troppo complessa l'opera dello svizzero, mi limito a due riferimenti:

Qui (nel sogno), per esprimerci nei termini di Heidegger, la presenza è posta davanti al suo essere; << è posta>>  nel senso che a essa accade qualcosa ed essa non sa che cosa e come le sta succedendo. Questo è il tratto ontologico fondamentale di qualsiasi sogno, e ciò che definisce la sua  parentela con l'angoscia. Sognare significa: non so che cosa mi succede né come mi succede.  
.....Riprendendo una mia vecchia distinzione, potrei dire che quando sogna l'uomo è << funzione di vita>>, quando è desto egli fa  << storia di vita>>.

E ancora riprendo dalla Introduzione di Michel Foucault il suo commento al modo con cui Binwanger  legge il sogno di una sua paziente:

......Il punto essenziale del sogno non è tanto ciò che esso resuscita dal passato, quanto ciò che annuncia dell'avvenire(...) E' presagio della     storia, più ancora che ripetizione obbligata del passato traumatico.

Freud risponde (2 aprile 1928) che ha letto d'un fiato il libro che ritiene bello e in cui ha ritrovato tutte le caratteristiche dell'autore, quelle rispettabili e quelle che "mi piacciono meno". Si firma "Il vostro vecchio Freud".

     Poi il carteggio prosegue senza particolari questioni fino allo scambio del 1936 che ho riportato.
Siamo allo Anschluss e alla necessittà di espatrio. Binswanger indica la Svizzera, le cose vanno in maniera diversa e nel luglio 1938 lo psichiatra svizzero conclude il suo carteggio con Freud congratulandosi dell'avvenuto arrivo in Inghilterra.
Freud risponde per l'ultima volta, chiudendo così la lettera:

Mi è gradito sentire che va tutto bene e vi saluto molto cordialmente.


NOTE


1     Ho utilizzato la traduzione francese, “Correspondance”, Editè et introduit par Gerhard  Fichtner, préfacé par Jean  Gillibert, CALMANN-LE’VY,1995.

    Elisabeth Roudinesco “Freud e la psicoanalisi”, intervista a Rai Educational, 10-5-1994.


3     F. Brentano (1838-1917) affermò il primato delle scienze psicologiche sulle scienze naturali, proponendo una psicologia degli atti  di coscienza direttamente vissuti nella direzione di oggetti: la coscienza come intenzionalità che Husserl riprenderà.


    Bianca Maria d’Ippolito (2004) “La cattedrale sommersa.”, Franco Angeli, Milano.


5    E. Stein, 1917, 'L'empatia, Franco Angeli, Milano,2000


6    Minutes of the Vienna Psychoanalytic Society.Vol. I: 1906-1908. Ed. H. Nunberg, E. Federn., New York, International Universities Press.


7    L. Ambrosiano " Con la realtà addosso".Seminario C. M. P. 19/2/ 2009


   M. Hack, 2008 "Le mie favole", Ed. dell'Altana,Roma


    Vedi a questo proposito lo scritto di Edith Stein , allieva di Husserl, “L’empatia”(1917), Franco Angeli, Milano,2000.


10    Mi sono servito dei cenni biografici di Danilo Cargnello in “Alterità e alienità” e di Gerhard Fichtner nella introduzione” al carteggio.


11     L. Binswanger, 1936, “ La concezione freudiana del’uomo alla luce dell’antropologia” In : L. Binswanger (1955) “Per un’antropologia fenomenologia. Saggi e conferenze psichiatriche.”, Feltrinelli, Milano, 1970.


12     Ho tratto questi dati da: Mario Galzigna 1994, ”Binswanger e le strutture della presenza” In::L. Binswanger (1952) ‘ Il caso Suzanne Urban’, Saggi Marsilio, Venezia, 1994.


13     L. Binswanger, 1947, “Il significato della analitica esistenziale di M. Heidegger per l’auto-comprensione della psichiatria.” Trad. M. Beluffi


14     Manoscritto , citato da Fictner.


15    Vedi “Consigli al medico... del 1912 “ Egli (l'analista) deve rivolgere il proprio inconscio come un organo ricevente verso l'inconscio del malato che trasmette ; deve disporsi rispetto al'analizzato come il ricevitore del telefono rispetto al microfono trasmittente. Tuttavia in questo lavoro propone indicazioni di straordinario valore e che Binswanger non riprende, ma, come ipotizzo oltre, saranno riprese da Bion: “ Si tenga lontano dalla propria attenzione qualsiasi influsso della coscienza  e ci si abbandoni completamente alla propria – memoria inconscia- oppure in termini puramente tecnici: si stia ad ascoltare e non ci si preoccupi di tenere a mente alcunchè”.


16    Penso inevitabile intendere le parole di Freud, incluse quelle che ho sottolineato nel lavoro del 1912, come una sorta di introduzione alla formulazione radicale di Bion a proposito di una psicoanalisi senza “memoria e desiderio”, conclusione da molti intesa negativamente  (ad esempio Bleandonu, Leo Rangell). Non ho intenzione qui di commentare la raccomandazione bioniana, certo ha a che vedere con la valorizzazione della “intuizione” che si manifesta a patto di liberarla da gravami psicosensoriali onde accedere alla realtà mentale-emotiva dell'analizzando (vedi J.  E N. Symington “Il pensiero clinico di Bion” Cortina,1998) 


17    In” Per un'antropologia fenomenologica” (op.cit.)


18    L.Binswanger (1930) "Sogno ed esistenza" Trad. It. con Introduzione di Michel Foucault, (1954), SE, Milano, 1993.